Ogni maledetta primavera: la sindrome fuoriporta

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A fine marzo per tutti noi scatta l’ora legale. Per me scatta anche il momento delle risoluzioni primaverili. Sono diverse da quelle di Capodanno, che in genere si concentrano su argomenti banalissimi come: migliorare l’alimentazione, aumentare l’attività sportiva e bla bla bla.

No, a primavera fioriscono promesse di mare e cultura. Mi dico che tutti i fine settimana organizzerò gite all’aria aperta. Roma è circondata da laghi. Perché non ci andiamo mai? Un weekend andremo a Bolsena, un altro a Martignano. Se mio marito riuscirà a ritagliarsi un venerdì o un lunedì, e ci riuscirà, ci allungheremo fino al Trasimeno. Il nome non mi piace molto, ma forse proprio per questo ci devo assolutamente andare una volta nella vita.

E poi… il mare. Da Capalbio fino a Gaeta, abbiamo l’imbarazzo della scelta. Questa volta sarò già abbronzata ad aprile. Sarò sempre al mare e passerò i miei sabati e le mie domeniche a spalmare i corpi dei miei figli con ettolitri di crema solare.

Anzi no, alterneremo il mare e il lago con gite culturali. Ed eccomi a immaginare i menu di ricchissimi picnic a Villa Adriana, Ostia Antica, Villa D’Este, Tarquinia e Cerveteri. Sì le necropoli etrusche. Intanto mi devo comprare un libro sull’argomento o forse esiste qualche podcast che mi posso ascoltare mentre vado a prendere i bambini a scuola? Mi comprerò il cestino da picnic di Csaba, quello di vimini con i piatti infrangibili. Un fiorire di immagini bucoliche.

 Non sono ancora mai stata in quella villa con i mostri giganti, sì Bomarzo. Che vergogna!

E così altri mille voli pindarici su una lunghissima giornata di sole che inizia ad aprile e finisce a settembre. L’estate davanti a sé. La vita davanti a sé.

Un po’ come quando andavo a comprare i quaderni nuovi, le penne, le matite e il diario a fine agosto. Odore di carta nuova, tutta una storia da scrivere. Euforia in cartoleria.

Neanche la pandemia è riuscita a frenare queste fantasie da sindrome fuori porta.

E poi. E poi. Rimaniamo intrappolati nei compiti che non sono stati fatti il venerdì, nei forse domani piove, lasciamo stare, non ho comprato gli affettati per il picnic. Dai, andiamo il prossimo fine settimana, sicuro!

E intanto la vita passa.

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