Quel giorno in cui mi sono vergognata di guardare Ace Ventura con i miei figli

Jim Carrey nel film Ace Ventura – L’acchiappa animali (1994)

Ho volutamente aspettato che passasse qualche giorno dal “Biancaneve Gate”, ve lo ricordate tutti: i media click-bait hanno gonfiato una polemica su una fantomatica iniziativa femminista che vorrebbe censurare il bacio del principe di Biancaneve perché non consensuale. L’episodio in sé non è rilevante, è soprattutto stata occasione per fabbricare meme (alcuni dei quali molto divertenti) e la maggior parte di noi ha espresso reazioni indignate e sarcastiche senza analizzare la questione a fondo.

Molti si sono inorriditi della cosiddetta “cancel culture” in nome del “politcamente corretto”, quelli che “non si può più dire niente”, quelli che “il nazifemminismo vuole distruggere i nostri riferimenti culturali”.

Bene, oggi vi voglio parlare di una cosa che mi è accaduta qualche mese fa. Era domenica pomeriggio, pioveva, i cinema erano chiusi così come qualsiasi attività al coperto. Ho proposto ai bambini di vedere un film tutti insieme. Un film scemo, di quelli “per famiglie”. La settimana precedente avevamo guardato La lista di Schindler e questa volta volevo qualcosa di leggero.

Scorriamo l’apposita categoria “per famiglie” su Amazon Prime Video, e arriva lui, il film scemo e innocuo per antonomasia.

Uno dei primi che avevo visto da sola con i miei amici al cinema Barberini, il sabato pomeriggio dopo la scuola e dopo aver ingurgitato un panino con patatine fritte da Burgy per cinquemila lire. Era il 1994, io avevo 13 anni e mi ricordo che ci aveva fatto tanto ridere. Una commedia scema e innocua, appunto.

Così, 25 anni dopo, esclamo dinanzi ai mei tre figli (11, 9 e 3 anni):

“Ragazzi, vediamoci Ace Ventura, l’acchiappa animali, l’ho visto quando ero piccola e vi farà ridere, vedrete”.

Il film è peggiore di quello che mi ricordo, un susseguirsi battute scemissime, ma Jim Carey fa sempre molto ridere. Arriviamo al finale e scopriamo che la detective (con cui Ace ha avuto una tresca) è “il cattivo” e sta per essere smascherata dal protagonista. Ecco il filmato:

Nel vedere queste scene vengo assalita da un grande senso di vergogna. Voglio fermare il film ma ho paura che sia peggio. I miei figli non ridono più, c’è un silenzio imbarazzante. Sto per dire qualcosa del tipo “Bambini, non mi ricordavo di questa scena, è volgare e soprattutto offensiva, non guardiamolo più…”. Ma non faccio in tempo a parlare quando mio figlio maggiore fa:

“Mamma ma ai tuoi tempi ridevate di queste cose?”.

Gli fa eco il secondo:

“A me non fa per niente ridere, è bullismo. Perché la prendono in giro solo perché è un uomo che si sente una donna?”

“Non bisogna prendere i giro le persone LGBT” ecc.

Sì, ai miei tempi ridevamo di queste cose. Ed era così normale che a distanza di 25 anni, io neanche mi ricordavo di questa scena. Per me era solo un film scemo che faceva tanto ridere. Adatto ai ragazzini. Per famiglie. Perché anche io, nata in una famiglia di sinistra e ora madre che teoricamente sostiene le lotte per i diritti civili, in quella cultura ci sono nata e ne faccio parte mio malgrado.

Ora Ace Ventura, è veramente un film brutto e possiamo farne volentieri tutti a meno. Invece Biancaneve è un capolavoro artistico, i disegni sono meravigliosi e per questo non penso che andrebbe eliminato. Sarebbe come distruggere la statua di Bernini che raffigura il ratto di Proserpina. Ma queste cose vanno contestualizzate, va detto chiaramente che veicolano un’immagine della società, e in particolare della donna, che è superata (o che per lo meno stiamo superando) con grande fatica, con lotte lunghe e dolorose. Lotte per le quali alcune persone hanno dato la vita.

Il ratto di Proserpina di Bernini

Biancaneve è una fiaba scritta nei primi dell’800 e se mai farò vedere il cartone a mia figlia, le spiegherò che riflette una cultura che dobbiamo superare, che lei non dovrà aspettare nessun principe, né fare la sguattera per nessun uomo (a prescindere dalla sua altezza), che un uomo affetto da nanismo non è un simpatico animaletto, che nessuno la deve toccare o baciare se lei non lo vuole.

Le fiabe sono strumenti educativi. E non è che non si può più dire niente, è che prima si poteva dire e mostrare tutto

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