Donne in guerra

Il 13 marzo l’autrice Geneviève Brisac scrive sul quotidiano francese Le Monde: “Mentre le femministe hanno sempre sperato che l’educazione delle ragazze, e quella dei ragazzi, facesse sparire i conflitti armati, le guerre spazzano via i cambiamenti di mentalità e si rammarica “restituirci al mondo prima””.

In effetti, la quasi totalità dei profughi di guerra è formata da donne e bambini, mentre gli uomini rimangono sul campo per difendere la patria. La società paritetica che stiamo faticosamente costruendo in Occidente è forse una chimera, una bolla di privilegio che scoppia quando la realtà di una guerra vera irrompe nelle nostre viste?

Esiste poi una minoranza di donne che imbraccia il fucile e rimane al fronte, ma anche in questo caso la loro immagine sembrerebbe intrappolata nello stereotipo idealizzato dell’amazzone bellissima e impeccabile nonostante si trovi sotto le bombe. Infine, come si pone il movimento femminista dinanzi a questo conflitto? Un meme che circola da anni sui social network recita “se il mondo fosse governato da sole donne, le guerre non esisterebbero più”, si tratta dell’ennesimo luogo comune o è una battuta di cui le donne dovrebbero essere orgogliose? Ne abbiamo parlato con Maria Cafagna, autrice femminista.

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